“Energas” di nuovo al centro dell’attenzione pubblica P. Franco MOSCONE, arcivescovo: Custodire un patrimonio ambientale da trasmettere sano e non inquinato alle generazioni future

Omelia Natale 2019
Contemplare Lc 2, 1-14 per costruire un presepe nel Gargano!
Il testo del Vangelo di Luca che ci trasmette la buona notizia del Natale
(euangelizomai) ci è molto famigliare, ma nello stesso tempo è profondamente
rivelativo dell’ambiente e della storia dell’umanità di sempre: di ieri e di oggi, qui ed
ovunque. Con i richiami a personaggi storici (Cesare Augusto e Quirino) e luoghi
precisi (Siria, Galilea e Giudea) fa incontrare storia e geografia: riunisce l’intero
mondo (oicumene) con le più piccole città sperdute e dimenticate dell’epoca e dai più
(Nazaret e Betlemme). Si può affermare che questo brano evangelico fa si che nel
Natale tempo e spazio solidarizzino, che il popolo prenda per mano il proprio
territorio rendendosene responsabile della custodia.
Come allora non vedere nei particolari del testo, che continua a ripetere il
termine città (polis, ben quattro volte!), che si richiama al territorio locale (kora), che
lo collega all’intero universo (oicumene), che dà voce a tutto il popolo (laos), anche
la nostra storia e geografia di oggi: le vicende attuali che stiamo vivendo (= storia) ed
il nostro Gargano (= geografia) trovano casa e ricevono un messaggio preciso dal
Natale. Ho invitato, col messaggio augurale per le festività, a costruire un “presepio”
nel Gargano: rinnovo, rafforzato dalla liturgia che stiamo celebrando, l’invito e
l’augurio.
Vorrei che si celebrasse il Natale per tutti e tutto: Natale per le persone e
Natale per l’ambiente, con la ricchezza di fauna e flora che esso custodisce, dei
meravigliosi paesaggi e scorci storici lasciateci dai nostri avi. Nella stalla di
Betlemme non c’erano solo Giuseppe, Maria e il Bambino Gesù, ma anche il bue e
l’asinello, accompagnati da greggi di pecore con i loro pastori e c’era la gente
semplice ed umile del popolo con i suoi mestieri e lavori: tutti ugualmente destinatari
della rivelazione divina e del messaggio di pace e giustizia in questa contenuto. La
città di Betlemme, che significa in ebraico casa del pane, è la città di tutti e di
sempre, rappresenta le nostre città di oggi, perché tutti e sempre abbiamo e avremo
bisogno di pane sano, pulito e gustoso!
Sono preoccupato per la vicenda “Energas” che, dopo un periodo di latenza,
quasi a sollecitare la positiva sentenza del Tar pubblicata il 19 dicembre, è tornata in
questi giorni al centro dell’attenzione pubblica. Eppure il territorio di Manfredonia è
individuato nella normativa italiana tra i siti SIN: “Siti d’Interesse Nazionale, ai fini
della bonifica, in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità
degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini
di rischio sanitario ed ecologico”. Posto quanto detto le mie preoccupazioni e della
Chiesa locale vanno in una doppia direzione.
In primo luogo mi chiedo se veramente si tratta di un’iniziativa imprenditoriale
al servizio della popolazione della città Manfredonia e del suo magnifico territorio.
Faccio mia la preoccupazione usando le parole di Papa Francesco che, nell’enciclica
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Laudato si’ sull’ecologia “integrale”, al n. 182 così si esprime: “La previsione
dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede
processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione, che
nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori, spesso porta
ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare ed a un dibattito
approfondito”.
Mi chiedo se sulla bilancia di un possibile sviluppo economico, valga la pena
promettere posti di lavoro (tra l’altro difficile da computare) compromettendo
l’equilibrio di un delicato ecosistema, già largamente provato, mettendo a rischio sia
la salute di un’intera popolazione, sia il mantenimento di numerosi lavori esistenti e
che stanno funzionando in altri settori, dall’agricoltura, alla pesca e al turismo.
Un’industrializzazione sana, in grado di portare autentico sviluppo creando lavoro,
non può porsi né in concorrenza, né in alternativa ai settori del primario e terziario
mettendoli a rischio! A tali dubbi vanno aggiunte domande serie circa le future
generazioni a cui dobbiamo consegnare la città ed il territorio: che tipo di impatto
avrà un tale impianto sul territorio e sul suo mantenimento e sviluppo? Quanta
possibilità di futuro sostenibile è realmente presente in una scelta imprenditoriale di
questo tipo? Manfredonia non può dimenticare il suo recente passato industriale di
cui porta ancora evidenti e indelebili ferite causate da un inquinamento devastante
che, in nome di un progresso economico abortito, ha diffuso malattie le cui
conseguenze si continuano a pagare oggi senza sapere ancora per quanto tempo.
Ricordiamoci che territorio e città non sono nostre, ma di Dio e delle generazioni
future, noi ne siamo solo i “custodi” temporanei!
La seconda direzione delle mie perplessità è di tipo socio-politico. Sono
convinto che una decisione di tale portata non possa essere presa ignorando o
addirittura andando contro il parere espresso dalla cittadinanza attraverso un
referendum popolare che, nel novembre 2016, ha espresso il proprio no con una
maggioranza schiacciante superiore al 90 %. Andrebbe almeno riproposta, con una
nuova consultazione, la partecipazione pubblica, dopo aver evidenziato lo stato della
questione alla luce delle nuove conoscenze scientifico tecniche emerse nell’ultimo
triennio. Siamo in un paese democratico e la Costituzione all’articolo 1 afferma che
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Credo sia opportuno, oltre che corretto, ascoltare la voce della società civile
attraverso gli strumenti che questa ha per esprimersi in modo autorevole e
responsabile.
Pertanto invito tutte le parti interessate al progetto e la cittadinanza a riflettere
sul rapporto costi-benefici, a conciliare il lavoro con la salute della popolazione, a
custodire un patrimonio ambientale da trasmettere sano e non inquinato alle
generazioni future. Condanno energicamente la logica di chi volendo approfittare di
tale impianto, per tutelare interessi economici, antepone il profitto di parte al bene
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comune di una intera popolazione e del suo territorio. Diversamente, mi sembra che
si vada per una deriva che non solo è contraria al Vangelo, ma anche alla
Costituzione italiana.
Cari fratelli e sorelle,
parafrasando le parole del profeta Isaia al capitolo 62 vi assicuro che “per
amore di Manfredonia e del Gargano non manterrò il silenzio, affinché continui
sempre a risplendere la sua bellezza!”.
Vi invito a guardare al presepio ed ai suoi personaggi, vi invito a lasciarci
emozionare dal messaggio di pace e giustizia per tutti e tutto in essi contenuto. Che
guardando al presepio abbiamo il coraggio di inginocchiarci solo davanti al
Bambino che nasce e rifuggiamo da ogni altra forma di adulazione che possa
derivare da poteri di parte ed opinioni precostruite o spacciate come favorevoli e
risolutrici di problemi di mercato.
Fratelli e sorelle, se dobbiamo “inginocchiarci”, lo dobbiamo fare solo
davanti al Signore Gesù e a nessun altro! Vi auguro non solo un Natale felice, ma
soprattutto responsabile!
+ p. Franco Moscone crs
Arcivescovo
Messa della notte e del giorno di Natale 2019

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