Messaggio dei Vescovi per Festa del 1° maggio 2019

Messaggio dei Vescovi per Festa del 1° maggio 2019
Il capitale umano al servizio del lavoro
L’orizzonte del lavoro è stato sintetizzato da papa Francesco in quattro aggettivi:
libero, creativo, partecipativo e solidale e sviluppato in un percorso che ha coinvolto
credenti e parti sociali prima e dopo la preparazione delle Settimane Sociali,
contribuendo ad animare il dibattito nel paese. Siamo purtroppo lontani in molti casi da
quel traguardo e da quell’orizzonte, che vede nel lavoro un’opportunità per affermare la
dignità della persona e la sua capacità di collaborare all’opera creativa di Dio.
Viviamo in un sistema economico che ha dimostrato capacità eccezionali nel
creare valore economico a livello globale, nel promuovere innovazione e progresso
scientifico e nell’offrire ai consumatori una gamma sempre più vasta di beni di qualità.
Il rovescio di questa medaglia sta nella difficoltà di promuovere un’equa distribuzione
delle risorse, di favorire l’inclusione di chi viene “scartato”, di tutelare l’ambiente e
difendere il lavoro. In questo contesto la sfida più formidabile, soprattutto nei paesi ad
alto reddito dove i lavoratori avevano conquistato con dolore e fatica traguardi
importanti, è proprio quella della tutela e della dignità del lavoro. Dignità che è
essenziale per il senso e la fioritura della vita umana e la sua capacità di investire in
relazioni e nel futuro.
La situazione è resa particolarmente difficile perché richiede la capacità di
adattarsi e di rispondere a due trasformazioni epocali: quella della globalizzazione e
della quarta rivoluzione industriale. La prima interpella il lavoro offrendo alle imprese
opportunità di delocalizzare da paesi ad alto reddito e con alti costi del lavoro per
andare a cercare le medesime qualifiche e competenze in paesi poveri o emergenti dove
quel lavoro costa molto meno. In questo modo, mentre opportunità nei paesi poveri ed
emergenti aumentano, si rischia allo stesso tempo di innescare una corsa competitiva
verso il basso di cui a fare le spese è proprio la dignità del lavoro. La seconda sfida,
quella della nuova rivoluzione industriale, è una grande trasformazione del modo di fare
impresa che rende obsoleti alcuni tipi di mansioni. Il lavoro del futuro, per essere libero,
creativo, partecipativo e solidale dovrà saper vincere queste sfide. Che, come accaduto
anche per le precedenti rivoluzioni industriali, chiudono delle vie del passato ma aprono
al contempo nuovi sentieri. Come persone credenti non dobbiamo mai perdere la
speranza e la capacità di leggere le opportunità del nuovo che avanza assieme alle sfide
e agli ostacoli che ci pone.
La rete, le macchine intelligenti e le nuove opportunità d’interazione tra le stesse
e con gli esseri umani aumenteranno sempre più la nostra capacità di fare e
modificheranno la nostra capacità di agire. Le macchine intelligenti non potranno mai
competere con gli esseri umani in ciò che li rende veramente uomini: la vita di relazioni,
la prossimità e la cura interpersonale. E assieme ad esse gli spazi per la creatività
artistica, scientifica e culturale. Se guardiamo indietro al passato scopriamo che nel
lungo periodo le rivoluzioni industriali che si sono susseguite, nonostante i tanti ostacoli
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e perplessità che hanno incontrato sul loro cammino, hanno progressivamente sollevato,
le persone da compiti faticosi e ripetitivi e, in ultima analisi, da lavori meno umani. Il
progresso scientifico e tecnologico è un dono e un frutto dell’operosità dell’ingegno
umano che può diventare benedetto o avvelenato a seconda della maggiore o minore
capacità di porlo al servizio della persona.
La speranza e la gratitudine per questo progresso di cui l’uomo è artefice non
devono farci distogliere lo sguardo dalla denuncia e la condanna di quella parte,
purtroppo vasta, di dinamiche del lavoro molto lontane dall’essere libere, creative,
partecipative e solidali.
In questo scenario difficile dove si mescolano insidie e speranze abbiamo
sempre più bisogno di competenze culturali e politiche all’altezza della sfida, per
cogliere gli elementi fondamentali e guidare nel modo più efficace il Paese in questo
difficile percorso, per promuovere ciò che ci nobilita e per scartare ciò che ci umilia.
Appare del tutto evidente, da questo punto di vista, l’importanza di costruire
politiche che favoriscano l’investimento in due direzioni principali. Da una parte la
formazione, l’istruzione e le competenze che saranno sempre più importanti per favorire
la riqualificazione del lavoro ed andare ad occupare i tanti spazi aperti dalle nuove
potenzialità create. Dall’altra l’”umanità” diventerà una delle chiavi di successo
principali dei mondi del lavoro futuri, perché l’arte della collaborazione (fatta di fiducia,
cura interpersonale, reciprocità, prossimità), i servizi alla persona e le relazioni saranno
sempre più qualificanti e decisive. La capacità di fare squadra, producendo capitale
sociale, sarà una delle chiavi del successo professionale ed assieme della fioritura
umana e spirituale della vita.
Un compito irrinunciabile e sempre più delicato sarà quello di inclusione degli
scartati e dei più deboli. Sapendo che la soluzione non potrà essere quella di una mera
erogazione monetaria poiché la dignità della persona passa attraverso la sua capacità di
essere utile e di contribuire al progresso sociale e civile. Le forme d’intervento e di aiuto
per gli esclusi non potranno non avere come stella polare quella di un approccio
generativo che mira ad offrire opportunità d’inclusione e di partecipazione alla vita
sociale e produttiva.
È stato detto più volte che la qualità di una società dipende dal modo in cui in
essa sono considerati gli ultimi. Ed è vero. Il salto di qualità, culturale e di
comunicazione di cui abbiamo bisogno, prima ancora che politico economico, è quello
di riscoprire come la collaborazione e il gioco di squadra con tutti, anche e soprattutto
con i più marginalizzati, è dono ed occasione di crescita della propria vita umana e
spirituale e, allo stesso tempo, opportunità che mette in moto nuove modalità di
creazione di valore economico e sociale.
La sfida affascinante della vita del Paese (e quella su cui ci giochiamo il futuro
del lavoro) può essere vinta solo superando la carestia di speranza, puntando su fiducia,
accoglienza ed innovazione e non chiudendosi nella sterilità della paura e nel conflitto.
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Comprendendo che l’altro non è colui che mi contende una ricchezza data ma è un dono
e un’occasione per costruire una “torta” più grande.
La storia del progresso umano insegna che il benessere economico e sociale non
è un’acquisizione data ed acquisita su cui lottare per la spartizione. Il vero tesoro di una
comunità (e quindi del nostro Paese) e garanzia per il suo futuro è la somma delle
fatiche e delle competenze, dell’impegno a contribuire al progresso civile e della
capacità di cooperare e fare squadra dei propri cittadini. Se sapremo preservare ed
arricchire questo tesoro riusciremo anche a vincere la sfida della dignità del lavoro di
oggi e del futuro.
Roma, 2 aprile 2019
XIV anniversario della morte di san Giovanni Paolo II
LA COMMISSIONE EPISCOPALE
PER I PROBLEMI SOCIALI E IL LAVORO,
LA GIUSTIZIA E LA PACE

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