Messaggio per il Natale dell’Arcivescovo Franco Moscone

Costruiamo un “presepio” in Gargano!
La festa del Natale ci invita a contemplare la fragile semplicità di un neonato,
deposto nella mangiatoia di una stalla, ci chiede di scoprire il silenzio di Maria e
Giuseppe, il canto degli Angeli, l’adorazione dei Magi, lo stupore e la gioia dei
pastori, dell’umile gente che accorre alla grotta di Betlemme realizzando il
“presepio” che ha cambiato la storia dell’umanità. Una antica antifona natalizia
recita che con la venuta di Gesù in mezzo a noi si è verificato “un ammirevole
scambio: il Creatore del genere umano si fa uomo e nasce da una Vergine e nel farsi
uomo dona la sua divinità a tutti noi”: Dio si è fatto come noi per farci come Lui. Così
il Natale ci chiama ad “avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2,5),
a seguire il suo esempio “perché come ho fatto io facciate anche voi” (Gv 13,15). Un
Natale con i sentimenti e lo stile di Gesù chiama tutti a vivere la vita sul ritmo di Dio,
fa sperimentare che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (At 20, 35) e educa la vita
di ognuno rendendola un capolavoro d’amore.
Il Natale del Signore, che si presenta a noi bambino, è un grande segno di
speranza per ogni uomo. Accogliendo il messaggio del Natale anche noi possiamo
dare voce e corpo alla speranza di tanti uomini e donne; possiamo testimoniare la
solidarietà e la legalità, anche qui, sul nostro Gargano; possiamo denunciare la
mafia, il malaffare, la delinquenza striscianti nel nostro territorio. Gli episodi gravi e
inquietanti, che ho contato in questo mio primo anno in terra garganica, se non
definiscono il Gargano come terra ad alta esposizione mafiosa, debbono almeno
suggerire la necessità urgente di vivere nella legalità, di promuovere azioni di
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giustizia attraverso una testimonianza di vita attenta al bene comune. Il senso civico
cresce monitorando i fenomeni legati alla criminalità organizzata, che spesso si serve
della debolezza della politica per imporre proprie logiche e attività: a prima vista
sembrano dare lavoro e promuovere il benessere della comunità, ma di fatto
costituiscono un sotterfugio per il riciclaggio di denaro sporco, guadagnato altrove
con attività criminose come prostituzione, caporalato, pizzo, usura, vendita di
stupefacenti, ecomafia. Ho già avuto modo recentemente di richiamare il circuito di
alleanze perverse e il sistema infetto ed infettante venutosi a creare, nel quale la
politica subisce il ricatto di una economia inquinata che campa sulla carenza e
bisogno di lavoro della cittadinanza, in particolare dei giovani. Di risposta a tale
situazione la Chiesa si sente impegnata a svegliare le coscienze, a educare al senso
civico, a formare laici onesti e competenti che abbiano il coraggio di assumere la
missione della politica e costruire modelli sani di imprenditorialità.
Secondo recenti stime della Commissione parlamentare antimafia, la
criminalità organizzata nelle regioni meridionali del Paese sviluppa un consistente
fatturato in euro l’anno, il che è causa di un mancato sviluppo dei territori con meno
servizi, meno infrastrutture, meno lavoro e meno prospettive per tutti: causa del
fenomeno chiamato “desertificazione strisciante”, ossia la fuga dei giovani dal sud
Italia. Ecco allora che è importante testimoniare anche in contesti ardui e
problematici come il nostro, che è possibile costruire un futuro diverso che semina e
raccoglie frutti di legalità. La domanda a cui dobbiamo dare risposta è: come è
possibile rompere l’alleanza perversa diventata sistema, come sconfiggere le
“strutture di peccato”, per poter innescare alleanze positive?
Il Natale ci sollecita a svegliarci, chiamando ognuno di noi a diventare uomo e
donna di speranza e di giustizia, che con la propria testimonianza di vita retta
collabora all’avvento del “Regno di Dio” annunciato a tutti dal Bambino di
Betlemme. La Buona Notizia del Natale è più che mai necessaria per tutti, anche per
me Vescovo: dobbiamo correre senza sosta o tentennamenti e percorrere le vie di
giustizia, fratellanza, pace e legalità. Dobbiamo scommettere che è possibile anche
da noi il compiersi della profezia del profeta Isaia perché la nostra terra non può più
aspettare, ha fame e sete di giustizia, verità, e pace. Sì, sono davvero “belli sui
monti, i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie,
che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Il tuo Dio regna!» (Is 52,7). E’ importante,
guardare alla grotta di Betlemme con l’impegno di conversione, con il desiderio di
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essere sempre più purificati e solidali, autentici operatori di giustizia e di pace, per
contemplare tutto con lo sguardo della fede che produce opere di carità.
Il Natale deve impegnare la nostra esistenza a gettare luce su una società
individualista e inquinata, che tenta di mettere in disparte i valori cristiani, che
propina una cultura che ignora i deboli, che scarta i più fragili e gli ultimi; deve
aiutare a testimoniare quotidianamente la bellezza della cultura cristiana incentrata
sul dono, sulla giustizia, sulla pace, che mette in comunione con Dio e con i fratelli,
specie gli ultimi.
Invito a fermarsi un po’ davanti al santo Bambino di Betlemme per scoprire
che anche il nostro cuore può riempirsi di tenerezza, colmarsi di amore, empatia e
misericordia verso il prossimo. Ricordo alcune parole di Papa Francesco sulla
speranza cristiana, dono di Dio, che ci fa uscire da noi stessi e ci fa aprire mente e
cuore ai fratelli: “che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere
cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse Risorto e il centro
della vita fossero solo i nostri problemi” (27 marzo 2016). In Evangelii Gaudium Papa
Francesco enuclea “alcune sfide del mondo attuale” con una sorta di sezione
dedicata alle “sfide delle culture urbane” (nn. 52-75) in cui al centro dei ‘sogni’ e dei
‘segni’ del Papa c’è sempre una Chiesa in uscita verso la città. Come “discepoli
missionari” siamo chiamati a mantenere viva la consapevolezza che Dio è già nelle
nostre città e che dà forma e vita a una vera e propria cittadinanza attiva, basata sul
rispetto della giustizia e della legalità.
Che il Bambino che nasce illumini l’anima delle nostre amate città garganiche,
da Manfredonia a S. Giovanni Rotondo, da Monte Sant’Angelo a Vieste, da
Mattinata a Peschici, da Zapponeta fino a Rodi, Vico, Ischitella, Carpino, Cagnano e
alle Isole Tremiti! L’augurio è che cresca in ogni battezzato e cittadino “la fame e
sete della giustizia per essere operatori di pace”; che tutti possano godere
dell’esperienza delle Beatitudini e si rendano conto che “siamo chiamati”, e lo sono
realmente, “figli di Dio” (Mt 5, 6ss). In questo modo faremo del nostro Gargano un
autentico “Presepe”!
Buon Natale e buon anno 2020!
+ Franco MOSCONE crs
arcivescovo

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