Ai fornelli con un grembiule che ritrae Mussolini. Il vicesindaco replica: “sono da sempre convinta democratica e antifascista”

Prendo decisamente le distanze dalle polemiche, spesso strumentali, che riguardano una mia foto postata da un’amica, senza il mio consenso, che mi ritrae in un contesto privato, mentre partecipavo a una festa per il compleanno di un amico, indossando un grembiule che ritrae il dittatore Benito Mussolini.
La situazione, amichevole e priva di ogni ufficialità, mi ha portato dietro i fornelli per una estemporanea interpretazione del ruolo di cuoca, ruolo che non mi appartiene spesso per impegni vari.
Non ho mai avuto pretese da chef, né tantomeno nostalgie per periodi storici che considero lontani dal mio modo di pensare e agire. Convinta democratica e antifascista, le mie convinzioni civili e politiche sono improntate all’abiura di ogni forma di prevaricazione, che è l’anticamera della dittatura. Non ho nostalgia del fascismo, così come non ho nessuna intenzione di farmi portavoce di personaggi che la storia ha condannato e che sono lontani dalle istituzioni democratiche e repubblicane.
Da quella interpretazione estemporanea di cuoca è nata la fotografia incriminata, rimbalzata sui social e su certa stampa, evidentemente in cerca di facili consensi (senza preoccuparsi di cercare la mia versione dei fatti), presa a pretesto anche da qualche rappresentante di associazioni locali, sempre pronto a strumentalizzare questioni che riguardano rappresentanti dell’amministrazione civica.
Dispiace che una situazione privata, in un luogo non pubblico, tra amici che si ritrovano per passare una serata in allegria e festeggiare il compleanno di una persona, si ritrovi, per una posa goliardica e finalizzata a strappare un sorriso bonario al festeggiato, al centro di una polemica che, se fosse stata rispettata la privacy e il consenso alle norme previste in materia, non sarebbe mai nata.
Non accetto lezioni da nessuno sul mio sentimento democratico e antifascista. Ho sbagliato a prestarmi a un gioco goliardico, ma le mie colpe sono tutte lì. Mi sono fidata di un contesto privato e familiare che doveva restare tale e non finire sui social. Resta l’amarezza di essere stata sbattuta in prima pagina neanche fossi un mostro pericoloso e criminale. Registro la reazione di alcuni pronti a condannare senza porsi domande e facendo le opportune verifiche, come ringrazio i tantissimi che hanno capito la questione e l’hanno classificata per quella che è realmente: una goliardata, senza implicazioni politiche né esternazioni favorevoli al fascismo.

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