Suicidio Foggia: rocambolesco 3 a 3 a Cesena

Suicidio Foggia: rocambolesco 3 a 3 a Cesena

Se Foggia e Cesena vantano, si fa per dire, le peggiori difese d’Italia, un motivo ci sarà pure. Al Manuzzi va in scena il festival del gol ma soprattutto la sagra degli errori difensivi: madornali quelli di marca rossonera, decisivi nel gettare letteralmente nel cestino (per non dire altro) un successo che era già bello che archiviato. Alla squadra di Stroppa non è sufficiente segnare la bellezza di tre gol in trasferta per tornare a casa con il bottino pieno, né è bastato essere avanti di due reti a soli 5 minuti dal 90’ in una partita dominata per 80’.

Il primo tempo è avaro di emozioni. Sul taccuino due sostituzioni, una per parte, ed entrambe per infortuni: dopo 19’ lascia Floriano, ancora alle prese con noie muscolari e sostituito da Beretta. Prima della mezzora, invece, nel Cesena si fa male uno degli ex, l’ivoriano Kone: al suo posto entra Di Noia. Qualche spunto qua e là prima del festival del gol e, come detto, degli errori, oltre che difensivi, di gestione della partita.

Le danze le apre Coletti in avvio di secondo tempo: siluro da oltre 30 metri e pallone nel sacco per l’esplosione di gioia dei 4 mila cuori rossoneri presenti in curva. Che fanno festa anche quattro minuti più tardi per il raddoppio di Beretta a margine di un’azione di ripartenza da manuale, orchestrata dai piedi di Deli, prima dell’assist di Mazzeo e della rete dell’ex centravanti della primavera del Milan. Gara chiusa? Macchè. Il Cesena torna in vita con Dalmonte, che tutto solo, servito da Panico (subentrato a Laribi) deposita in rete. Stroppa si gioca la carta Calderini, dentro per Chiricò e al 70’ il Foggia sembra davvero averla chiusa: fa tutto Mazzeo, che supera un paio di avversari e dal limite sinistro dell’area di rigore lascia partire una conclusione che si infila sotto l’incrocio dei pali. Altro eurogol, 3-1 e Cesena che sembra definitivamente a tappeto. Anche perché non ci sono avvisaglie di riscossa, anzi è il Foggia ad avere la palla del poker: ancora Mazzeo colpisce il palo e sulla ribattuta Beretta spedisce clamorosamente la palla in curva.

L’inerzia della gara cambia all’81’: il Foggia perde Loiacono per infortunio, sostituito da Rubin e due minuti più tardi incassa in maniera rocambolesca il 2-3. Dalla destra calca Jallow, Guarna clamorosamente non trattiene e Gerbo, in maniera ancor più clamorosa, infila la propria porta. Non è ancora finita. Perchè al 90’ il Foggia completa il proprio suicidio: sugli sviluppi di un’azione confusa e di un batti e ribatti, la sfera arriva sui piedi di Rigione, che fa 3-3, rischiando di mandare più di qualcuno in psicanalisi. Anche perché nel recupero Calderini si divora la palla del nuovo sorpasso e Dalmonte grazia Guarna dal centro dell’area, prima che Stroppa, incredulo come d’altronde tutti, fissi il suo sguardo sul campo. A fine gara si chiede ancora come sia potuto accadere e non è l’unico a farlo. E martedì allo Zac arriva il Parma.

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